Archivio di Settembre 2005

Per fortuna che c’è la TV digitale

22 Settembre 2005

Oggi, con le dimissioni di Siniscalco e il gran ritorno di Tremonti, probabilmente ci sarebbero argomenti più importanti da trattare, lo so. Ma leggere articoli come quello di Punto Informatico (DTT, le patate non sono interattive) non fa che aumentare il mio sconforto per il futuro tecnologico (e non solo) di questo Paese.

Anziché investire nello sviluppo della banda larga, si buttano soldi pubblici nella televisione digitale terrestre, promettendo mirabolanti servizi “interattivi” che a qualunque utente Internet appaiono subito incredibilmente arretrati rispetto a quanto c’è ormai da anni sul Web.

Lasciamo da parte tutte le questioni sul conflitto di interessi, che sono di enorme importanza, ma non è su queste che mi voglio soffermare. E lasciamo anche stare, per questa volta, il piano tecnologico. Guardiamo invece un attimo il lato “sociale” della cosa, guardiamo il tipo di interazione da parte dell’utente che si vuole indurre. Molto meglio spingere un mezzo di comunicazione che va da pochissimi a moltissimi, che si può molto più facilmente controllare, che vede l’utente in posizione passiva, come mero fruitore. Molto meglio spingere la televisione rispetto ad Internet, che può invece essere uno straordinario strumento di espressione per chiunque, dove anche un perfetto sconosciuto può aprire un blog e scrivere quello che gli passa per la testa, ed essere letto. Meglio non spingere un mezzo che può portare la gente ad essere più attiva, a pensare di più con la propria testa. Le persone che pensano e guardano poca TV sono decisamente pericolose.

Il progresso è rottura

22 Settembre 2005

The reasonable man adapts himself to the world. The unreasonable man persists in trying to adapt the world to himself. Therefore, all progress depends on the unreasonable man.

– George Bernard Shaw

Perché non usare Jabber?

15 Settembre 2005

Oggi, durante una discussione, qualcuno si lamentava della pletora di sistemi di instant messaging incompatibili tra loro esistenti sulla piazza. La mancanza, o il mancato rispetto, di protocolli e formati standard purtroppo è uno dei problemi che affliggono l’informatica (direi che noi retaioli, da TCP/IP in avanti, siamo messi meglio). Ma, nel caso specifico dell’instant messaging, mi domando: perché non usare Jabber?

Ecco alcuni vantaggi offerti da Jabber:

  • Il protocollo utilizzato da Jabber (XMPP) è uno standard IETF, tra l’altro pensato per poter essere esteso.
  • L’architettura di Jabber, mutuata dalla posta elettronica, non costringe ad affidarsi ad un unico gestore del sistema: ogni organizzazione, così come può gestire internamente il proprio server di posta, può gestire internamente il proprio server di instant messaging, e utenti che fanno capo a server diversi possono comunicare tra loro (come avviene per la posta elettronica).
  • Esistono moltissimi client Jabber/XMPP, molti dei quali sotto licenza libera, per diverse piattaforme (terminali mobili compresi). Esistono inoltre diverse implementazioni di server Jabber, anche sotto licenza libera.
  • Jabber prevede dei “connettori” lato server che permettono agli utenti Jabber di comunicare con utenti di altri sistemi di instant messaging come ICQ, MSN, eccetera.

I vantaggi a me sembrano significativi, ma al momento Jabber a quanto ne so è poco diffuso, probabilmente anche perché non mi pare ci sia nessun grosso “nome” a spingerlo… Le cose da questo punto di vista potrebbero però cambiare, dato che il nuovo servizio Google Talk si basa proprio su XMPP (e infatti ci si può collegare con qualunque client Jabber).

Se qualcuno vuole provare Jabber, sul sito della Jabber Software Foundation può trovare una lista di client e una lista di server “aperti” che accettano registrazioni di account. Personalmente utilizzo jabber.linux.it, il server gestito dalla Italian Linux Society.

Studenti motivati

14 Settembre 2005

Il prof. Fuggetta scrive oggi che uno studente, chiedendo informazioni sul master ICT del CEFRIEL alla segreteria, ha dichiarato: “Io vengo a fare il master, ma dovete pagarmi iscrizione, vitto e alloggio. Altrimenti ho altre cose da fare”. Qualche tempo fa, facendo le selezioni per un master universitario, a me è capitato che alla domanda “perché vuole fare questo master?” lo studente rispondesse: “Abito qui vicino”. Quando si dice essere fortemente motivati e avere passione per quello che si fa.

Mah, mi domando se casi come questi non siano anche figli, tra le altre cose, della proliferazione di corsi universitari e master con i titoli più disparati a cui assistiamo da qualche anno a questa parte…

Hot spot e carta di identità

10 Settembre 2005

Leggo su Punto Informatico che, in base al decreto Pisanu, per accedere ad un hot spot Wi-Fi bisognerà fornire (e farsi fotocopiare) la carta di identità. A parte i problemi di “gestione” che questo comporta (il gestore che deve chiedere a tutti i clienti il documento, fotocopiarlo e archiviarlo - e qui bisognerebbe porsi il problema della sicurezza di questo archivio di dati personali) mi domando: stiamo diventando uno stato di polizia? Misure come questa diminuiscono forse di un epsilon il rischio di attacchi terroristici e simili? Ho forti dubbi in proposito ma, se anche fosse, a che prezzo per la libertà del comune cittadino? A quando l’obbligo di fornire l’impronta digitale per chiamare da un telefono pubblico, o per imbucare una lettera?