L’importanza della scuola

Sabato scorso Roberto Vecchioni è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa (un altro dei pochi programmi per cui valga la pena di accendere il televisore). Alla domanda “la scuola è ancora vista come uno strumento di promozione sociale?” Vecchioni, che per anni ha insegnato al liceo, ha risposto:

Prova a domandarti: che cosa vuoi dall’Italia, e quindi per chi voterai? Per chi ti promette ricerca scientifica, lavoro, senso del lavoro (non soltanto lavorare come dei pazzi senza sapere perché, ma fare un lavoro che abbia un senso per la tua nazione e per la tua gente), poesia, arte, storia, senso della propria civiltà… voti per qualcuno che voglia questo? No, la risposta dell’italiano medio è: io voto per chi mi dà meno tasse. E allora come puoi pensare di poter aiutare un professore e di capire un professore in una nazione che vota soltanto perché ha paura di qualche tassa in più?

Mi domando, davvero: ma che futuro può avere un paese in cui una larghissima fetta della società quando vota ha come obiettivo primario quello di evitare il rischio di qualche tassa in più?

2 commenti a “L’importanza della scuola”

  1. Stefano Maffulli scrive:

    Ma la domanda è retorica e pure populista. Per quanto mi riguarda ho certo paura di tasse in più, ma non per le tasse in sè quanto per l’*evidente* inutile modo con cui vengono spese. Qualche migliaio di precari assunti in Calabria per spegnere incendi che loro stessi appiccavano d’estate, qualche migliaio di portaborse, qualche sperimentazione inutile, qualche servizio in meno, qualche cartolarizzazione regalata ad amici, qualche privatizzazione elargita agli spagnoli… e via così.

    Mi fa impressione vedere come il succo della questione sia solo dare addosso ad un lato del parlamento, quando ormai, avendo visti entrambi gli schieramenti all’opera, possiamo affermare scientificamente che da questa fogna ne veniamo fuori male.

  2. Davide Cerri scrive:

    La domanda sarà anche retorica e populista, gli sprechi e un po’ di malaffare ci saranno probabilmente da entrambe le parti, ma il discorso per cui tanto da una parte o dall’altra è sempre la stessa fogna mi sa molto di qualunquista.

    Io penso che una buona parte di elettorato si sia convinta ad andare a votare (affluenza altissima) e a votare per Berlusconi pensando: “oddio, chissà che succede se vincono quegli altri, mi aumentano le tasse”. E penso che con una base di questo tipo non si vada da nessuna parte.