Paper su standard e formati aperti - nuova versione
8 Luglio 2006Per gli interessati, è disponibile una nuova versione del paper su standard e formati aperti (in inglese) che abbiamo scritto il prof. Fuggetta e io.
Per gli interessati, è disponibile una nuova versione del paper su standard e formati aperti (in inglese) che abbiamo scritto il prof. Fuggetta e io.
The wire protocol guys don’t worry about security because that’s really a network protocol problem. The network protocol guys don’t worry about it because, really, it’s an application problem. The application guys don’t worry about it because, after all, they can just use the IP address and trust the network.
– Marcus J. Ranum
Purtroppo accade…
Il prof. Fuggetta ed io abbiamo scritto un paper dal titolo Open Standards, Open Formats, and Open Source. Si tratta di una bozza: commenti e osservazioni sono benvenuti (magari sul blog di Alfonso, in modo da non disperderli).
Mi domandavo proprio pochi giorni fa se anziché esportare democrazia in Cina non rischiamo di importare censura, ed ecco che oggi leggo in un articolo di Vittorio Bertola su Punto Informatico che la Guardia di Finanza avrebbe ottenuto dagli ISP italiani di impedire l’accesso alle emittenti cinesi che trasmettono le partite del nostro campionato di calcio, filtrando i relativi indirizzi IP. A parte il fatto che la misura in sé (il blocco degli indirizzi IP) mi pare piuttosto odiosa, quello che trovo sconcertante, se le cose stanno effettivamente così, è l’arbitrio: la Finanza chiede ai nostri provider di impedire a noi cittadini l’accesso a degli indirizzi IP stranieri e prontamente lo ottiene? Ma con quali garanzie per la libertà e la democrazia avviene questo? E se lo chiedesse direttamente Sky? L’affermarsi di una pratica del genere sarebbe devastante.
In un articolo pubblicato su IEEE Spectrum di questo mese Robert W. Lucky parla della “tragedia dei beni comuni”. Il problema, così chiamato da un articolo del 1968 di Garrett Hardin (The Tragedy of the Commons, pubblicato su Science), sta nel fatto che una risorsa comune (l’esempio originale è un pascolo) che può essere utilizzata senza limitazioni verrà sovrautilizzata fino ad esaurirsi, perché gli utenti, nel perseguire esclusivamente il proprio vantaggio personale, porteranno il sistema complessivo alla rovina. Il problema è noto anche a chi si occupa di reti e sistemi distribuiti, e infatti Lucky fa l’esempio di TCP: i meccanismi di controllo di congestione servono ad evitare il collasso della rete facendo in modo che ogni nodo si auto-limiti, in assenza di una “autorità” che imponga un comportamento di questo tipo.
Ciò che mi ha colpito dell’articolo è però l’osservazione che la stragrande maggioranza degli utenti non è consapevole di questo comportamento, che le viene imposto (a sua insaputa) dallo stack di rete. L’utente non si comporta come chi, quando c’è traffico sull’autostrada, cambia continuamente corsia o va su quella di emergenza, forse solo perché semplicemente non si accorge di ciò che accade e non lo può fare. Lucky fa proprio l’esempio delle automobili:
Imagine if our cars acted like TCP. You’d be allowed to drive as fast as you wanted, as long as you didn’t interfere with others. As soon as your car detected that you were interfering with others, your speed would be automatically reduced, and you could build it back up only gradually. If everyone were subject to such a system, perhaps traffic would flow much better, and the roads would be more peaceable. However, we’d all hate it. It seems that the freedom to ruin a commons is one of those inalienable rights.
In effetti alcune applicazioni peer-to-peer (categoria particolarmente soggetta a questo problema) non solo impediscono all’utente un comportamento eccessivamente non collaborativo (file sharing), ma non danno nemmeno all’utente particolare evidenza del fatto che sta mettendo qualcosa “in comune” per il funzionamento del sistema (pensiamo a Skype…).Non so se ci possa essere dietro una scelta precisa, ma il fare in modo che gli utenti rispettino l’equità complessiva semplicemente perché non se ne accorgono non mi sembra una cosa desiderabile.