Cose che capitano…
3 Gennaio 2008…da ubriachi (da xkcd).

…da ubriachi (da xkcd).

Da Punto Informatico di oggi:
UK, le cam di sicurezza ora parlano ai passanti. Prevengono, osservano e controllano gli atteggiamenti antisociali, a discrezione dei poliziotti che, con dei megafoni, richiamano all’ordine i passanti: vi stiamo guardando, rispettate le norme.
Allucinante.
Non so come sia la situazione in Italia (penso non abbiano ancora finito di attrezzarsi per i passaporti con la foto digitalizzata), ma in caso anche da noi pensino di mettere un RFID sul passaporto mi associo all’appello di Schneier: rinnovatelo prima di trovarvi un passaporto con incluso il malefico congegno. Il problema degli RFID infatti è che si possono leggere anche a distanza (senza necessità di contatto, come è invece per le comuni smart-card), per cui il proprietario può non accorgersi che qualcuno sta leggendo i dati del suo passaporto. E questo non è per niente desiderabile.
Il termine hacker è legato al mondo dei computer e delle reti, tanto che compare addirittura nel glossario dei termini di Internet (RFC 1983 - Internet Users’ Glossary) con questa definizione:
hacker: A person who delights in having an intimate understanding of the internal workings of a system, computers and computer networks in particular. The term is often misused in a pejorative context, where “cracker” would be the correct term.
Computer e reti sono citati espressamente, ma “in particolare” e non in via esclusiva. Bruce Schneier si spinge più in là, e dà una definizione più ampia e totalmente slegata da quel campo specifico:
A hacker is someone who thinks outside the box. It’s someone who discards conventional wisdom, and does something else instead. It’s someone who looks at the edge and wonders what’s beyond. It’s someone who sees a set of rules and wonders what happens if you don’t follow them. A hacker is someone who experiments with the limitations of systems for intellectual curiosity.
È forse una definizione un po’ provocatoria (come dice lo stesso Schneier nell’articolo dedicato all’argomento, che consiglio di leggere, Galileo era un hacker!), ma credo colga il punto: non si tratta solo di abilità tecnica, ma soprattutto di forma mentis. Consiglio anche un’altra lettura: L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione, di Pekka Himanen, pubblicato in Italia da Feltrinelli.