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	<title>blog.DavideCerri.org</title>
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	<description>Prove tecniche di pensiero</description>
	<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 12:54:27 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;alta velocità&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 12:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo in un comunicato stampa delle FS, a proposito del nuovo servizio ad alta velocità tra Milano e Bologna:

La nuova offerta, che partirà il 14 dicembre, abbatterà i tempi di percorrenza sulla Milano-Bologna: il Frecciarossa, fiore all’occhiello della flotta FS, percorrerà i 182 chilometri in 65 minuti a 300 all’ora.

Ora, forse c&#8217;è qualche fenomeno relativistico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo in un <a href="http://www.fsnews.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=756741ab4509d110VgnVCM1000003f16f90aRCRD">comunicato stampa</a> delle FS, a proposito del nuovo servizio ad alta velocità tra Milano e Bologna:</p>
<blockquote><p>
La nuova offerta, che partirà il 14 dicembre, abbatterà i tempi di percorrenza sulla Milano-Bologna: il Frecciarossa, fiore all’occhiello della flotta FS, percorrerà i 182 chilometri in 65 minuti a 300 all’ora.
</p></blockquote>
<p>Ora, forse c&#8217;è qualche fenomeno relativistico che ignoro, ma direi che se il treno percorre 182 km in 65 minuti (e non fa fermate intermedie), significa che la velocità media è di 168 km/h&#8230; Ovvio che non può fare i 300 all&#8217;ora di media, ma i 300 km/h per quanto li tiene? Magari non tiriamo numeri a caso&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ah, le licenze&#8230;</title>
		<link>http://blog.davidecerri.org/2008/11/09/ah-le-licenze/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 10:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Humour]]></category>

		<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[
(da xkcd)
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/11/xkcd-faust_20.png" alt="xkcd - Faust 2.0" title="xkcd - Faust 2.0" /></p>
<p>(da <a href="http://xkcd.com/501/">xkcd</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diario di viaggio: Portogallo</title>
		<link>http://blog.davidecerri.org/2008/09/13/diario-di-viaggio-portogallo/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 10:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[31 luglio 2008: Arrivo a Porto
Quest&#8217;anno per le vacanze estive ho scelto il Portogallo, che volevo visitare da tempo. Parto da Milano Malpensa con il volo TAP delle 14.00 per Porto; l&#8217;aereo è piccolo (meno di cinquanta posti) ma il servizio è buono, per cui il volo è piacevole e atterra pure con un quarto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>31 luglio 2008: Arrivo a Porto</h4>
<p>Quest&#8217;anno per le vacanze estive ho scelto il Portogallo, che volevo visitare da tempo. Parto da Milano Malpensa con il volo TAP delle 14.00 per Porto; l&#8217;aereo è piccolo (meno di cinquanta posti) ma il servizio è buono, per cui il volo è piacevole e atterra pure con un quarto d&#8217;ora di anticipo. Molto meno piacevole è l&#8217;accoglienza dal punto di vista meteorologico: nuvole basse, cielo plumbeo e pioviggine stile inglese&#8230; memore di tutta la pioggia presa in Spagna l&#8217;anno scorso inizio a preoccuparmi. L&#8217;aeroporto sembra moderno e ben organizzato; la consegna bagagli è molto veloce per cui recupero subito il mio zaino e prendo la metropolitana che porta in città.</p>
<p>All&#8217;albergo, in zona Avenida dos Aliados, mi dicono che per un disguido nella prenotazione non hanno una camera per me e mi dirottano su un altro albergo a cento metri di distanza, che a occhio sembra analogo. Il tempo di sistemarmi un attimo, e per fortuna quando esco non piove più e sembra che il cielo si stia rasserenando. Prendo un primo contatto con Porto, che sembra una città strana e di contrasti, con alcune cose modernissime e altre decrepite&#8230; ma vedrò meglio domani. L&#8217;Oceano è poco distante (Porto è sulla riva del fiume Duero, o Douro in portoghese) ma c&#8217;è aria e odore di mare, e si sentono di continuo i versi dei gabbiani. Guardandomi in giro deduco che gli orari qui non sono come in Spagna (dove i ristoranti prima delle 21.30 - 22 sono vuoti), per cui vado a cena alle 20.30, in un ristorantino minuscolo ma molto carino con vista sul Duero. Il cameriere parla un ottimo inglese, cosa che in Spagna non mi è mai capitata.</p>
<h4>1 agosto 2008: Porto</h4>
<p>Stamattina il cielo è ancora un po&#8217; nuvoloso, e sperando che il tempo migliori mi avvio alla scoperta di Porto. Parto da Avenida dos Aliados, il vialone centrale della città su cui si affacciano il municipio e molti edifici liberty. In realtà per essere un viale è piuttosto corto, per cui l&#8217;effetto è più quello di una lunga piazza. A breve distanza visito la Cattedrale (che da fuori sembra più una fortezza che una chiesa), e poi passo sul Ponte Dom Luís I, che porta a Vila Nova de Gaia. È un ponte di ferro, ad arco, progettato da un allievo di Eiffel (e direi che si vede). Ha due livelli: su quello in basso passano automobili e pedoni, mentre su quello in alto (su cui mi trovo) oltre ai pedoni passa la metropolitana. È davvero molto alto e fa impressione, soprattutto quando ti passa a fianco la metropolitana e il ponte scricchiola&#8230; lo sconsiglio a chi soffre di vertigini, ma la vista su Porto e sul Duero (dal ponte e dal belvedere dall&#8217;altra parte) è molto bella.</p>
<p>Il cielo si è rasserenato; riattraverso il ponte e scendo per gli stretti vicoli della Ribeira, il quartiere storico di Porto. È veramente impressionante, sembra di tornare indietro nel tempo, ci sono porticine che si aprono su minuscoli negozi (senza altre aperture) che vendono un po&#8217; di tutto. Pranzo in uno dei tanti ristoranti/bar del lungofiume, poi torno a Vila Nova de Gaia per visitare le cantine di produzione del vino di Porto. Vila Nova de Gaia si trova di fronte a Porto, sull&#8217;altra sponda del Duero, ma è un comune separato; per motivi storici tutte le cantine si trovano qui e non a Porto. Scelgo una cantina più o meno a caso; la visita guidata è in italiano, breve ma interessante, e si conclude con la degustazione di tre diversi tipi di porto (bianco, ruby e tawny). Qui faccio la conoscenza di due simpatici ragazzi di Pistoia, con cui ci ritroviamo poi per cena in un grosso locale un po&#8217; tipico e un po&#8217; turistico.</p>
<p>Porto è una bella città, non tanto da un punto di vista monumentale quanto per il fascino che emana, e per la splendida posizione sul Duero. Dà però anche l&#8217;idea di una città sporca e trasandata, e i vicoli della Ribeira, per quanto pittoreschi, non sembrano un posto sicuro in cui addentrarsi la sera&#8230;</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_porto1.jpg' alt='Porto - Câmara Municipal' title='Porto - Câmara Municipal' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_porto2.jpg' alt='Porto - Avenida dos Aliados' title='Porto - Avenida dos Aliados' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_porto3.jpg' alt='Porto - Ponte Dom Luís I' title='Porto - Ponte Dom Luís I' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_porto4.jpg' alt='Porto - Vista da Vila Nova de Gaia' title='Porto - Vista da Vila Nova de Gaia' /></p>
<h4>2 agosto 2008: Guimarães e Porto</h4>
<p>Dalla stazione São Bento di Porto (in cui vale la pena di entrare per ammirare gli azulejos dell&#8217;atrio) prendo il treno suburbano per Guimarães. Il servizio ferroviario sembra efficiente e ben organizzato, e tra l&#8217;altro ci sono anche biglietterie automatiche multilingua molto comode per i turisti (mentre in Spagna bisogna vedersela con l&#8217;addetto alla biglietteria, che di solito parla solo spagnolo).</p>
<p>A Guimarães &#8220;è nato il Portogallo&#8221; (come recita una scritta all&#8217;ingresso del centro storico); si tratta di una cittadina con un centro medioevale che vale la pena di visitare. Oltre alle vie e alle piazze del centro storico, sono da vedere il castello (o meglio quel che ne resta, comunque interessante) e il Paço dos Duques de Bragança (Palazzo dei Duchi di Braganza), che è invece stato restaurato nel secolo scorso e ha ora un&#8217;aria un po&#8217; finta. Pranzo all&#8217;aperto in uno dei ristoranti di Praça de San Tiago, dove decido di assaggiare il bacalhau à brás: è una delle ricette tipiche portoghesi per il baccalà, in cui pezzettini di baccalà vengono fritti con patate e cipolle. Non sono un amante del pesce, ma lo sfizio di assaggiare almeno una volta l&#8217;onnipresente baccalà volevo togliermelo&#8230; e cucinato così mi piace anche. Passando più tardi noto che alle 15 c&#8217;è ancora gente a tavola, ma avvicinandomi mi rendo conto che sono tutti spagnoli: gli orari dei pasti sono dilatati, ma è curioso notare che sono divisi per fasce rispetto alle nazionalità (prima i tedeschi e gli inglesi, poi i francesi, gli italiani e i portoghesi, e infine gli spagnoli).</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_guimaraes1.jpg' alt='Guimarães - Largo da Oliveira' title='Guimarães - Largo da Oliveira' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_guimaraes2.jpg' alt='Guimarães - Castelo' title='Guimarães - Castelo' /></p>
<p>Tornato a Porto nel tardo pomeriggio vado a rilassarmi sul lungofiume di Vila Nova de Gaia, da cui si ha una bellissima vista sulla Ribeira. Cena ottima nella zona del Carmo, poi scendo in Praça da Ribeira aspettandomi il pienone dato che è sabato sera. Invece, gente in giro ce n&#8217;è ma neanche tanta, per cui mi viene un dubbio e attraverso il ponte, scoprendo che evidentemente il centro del divertimento serale è più Vila Nova de Gaia. Assisto anche a un concerto all&#8217;aperto di rock portoghese, che fa un po&#8217; strano.</p>
<h4>3 agosto 2008: Porto e Vila do Conde</h4>
<p>Sonnacchiosa domenica mattina di sole a Porto; decido di andare a dare un&#8217;occhiata al museo di arte moderna Serralves, che tra l&#8217;altro la domenica mattina è a ingresso gratuito. Il Museo Serralves è lontano dal centro, in un edificio bianco basso circondato da un parco, il che ricorda vagamente il Louisiana di Copenaghen (che però mi è piaciuto molto di più, sia per il museo che per l&#8217;ambiente esterno).</p>
<p>Fa piuttosto caldo, per cui al pomeriggio decido di andare al mare; la Lonely Planet in proposito consiglia la spiaggia di Vila do Conde per un&#8217;escursione di mezza giornata. È vero che da Porto a Vila do Conde si può andare in metropolitana, ma è vero anche che il tragitto dura quasi un&#8217;ora e che la stazione è poi a una mezz&#8217;ora buona di cammino dalla spiaggia, per cui in totale si perde parecchio tempo. Arrivato finalmente alla spiaggia&#8230; delusione: a Porto oggi non c&#8217;era un filo d&#8217;aria mentre qui c&#8217;è un vento fortissimo che solleva la sabbia, il mare è mosso e in acqua non c&#8217;è praticamente nessuno. Il vento qui è probabilmente normale, dato che la spiaggia attrezzata non prevede i soliti ombrelloni, ma nientemeno che dei paravento&#8230; resto un po&#8217; in spiaggia, ma il vento è davvero fastidioso per cui, deluso, torno a Porto per l&#8217;ultima serata in città.</p>
<h4>4 agosto 2008: Coimbra</h4>
<p>Oggi lascio Porto e mi trasferisco a Coimbra, con l&#8217;Alfa Pendular (cioè il Pendolino). A Porto c&#8217;è il sole, ma poco dopo attraverso una lunga zona di nebbia&#8230; per fortuna però a Coimbra il tempo è bello. Il treno mi scarica in una stazione periferica (Coimbra B), da cui un treno navetta porta velocemente all&#8217;altra stazione, che è in centro.</p>
<p>Rapido primo giro in città ma è già ora di pranzo, e decido di provare una cosa tipica che avevo già visto a Porto (e che credo sia tipica della zona di Porto, ma evidentemente si trova anche qui): la francesinha. Si tratta di una specie di toast gigante ripieno di carne e wurstel, con sopra del formaggio fuso e servito in un sugo brodoso e leggermente piccante a base di pomodoro (e credo birra), a volte (come in questo caso) circondato da patatine fritte. Detto così non è forse molto invitante, ma in realtà non è male&#8230; solo che è pesantissima e fa venire un caldo bestiale! Va detto che in generale le porzioni di cibo in Portogallo sono decisamente abbondanti, e quando sul menù è prevista la possibilità di avere mezza porzione bisogna assolutamente scegliere quella, perché la porzione intera è più che sufficiente per due persone. Anche paste e pasticcini sono enormi: qui a Coimbra in una vetrina ho visto delle meringhe grosse come panettoni. In un&#8217;altra vetrina ho visto anche ben allineate delle bottiglie di &#8220;licor de merda&#8221;, e penso che in portoghese voglia dire la stessa cosa che in italiano&#8230; mah.</p>
<p>Ripresomi un po&#8217; dalla botta post-francesinha, mi dedico a visitare Coimbra. Il centro della città si trova su una collina, in cima alla quale non c&#8217;è una chiesa o un castello ma l&#8217;università (il che sembra una scelta bizzarra, ma scoprendo poi che l&#8217;edificio era originariamente una fortezza tutto torna). L&#8217;università di Coimbra è la più antica del Portogallo e una delle più antiche d&#8217;Europa, ha un posto fondamentale nella vita della città e merita una visita. Intorno ci sono vicoletti scoscesi dalla pavimentazione sconnessa, con qua e là le case autogestite degli studenti (le repúblicas) che hanno un aspetto decisamente malandato. Ci sono anche due cattedrali: quella vecchia sembra una fortezza (un po&#8217; come quella di Porto), mentre quella nuova ha un aspetto più ordinario (il lunedì però è chiusa per cui non posso visitare l&#8217;interno). Da vedere anche l&#8217;Igreja de Santa Cruz, in Praça 8 de Maio.</p>
<p>A sera la francesinha si fa ancora un po&#8217; sentire e non ho voglia di mangiare altra carne, per cui opto per un piatto di pasta in un ristorante italo-portoghese&#8230; non male. Direi che per quanto ho visto finora in Portogallo si mangia bene e si spende poco&#8230; e in più il caffè è sempre buono, anche meglio che in Italia (dove spesso al ristorante non è un granché).</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_coimbra1.jpg' alt='Coimbra - Cattedrale Vecchia' title='Coimbra - Cattedrale Vecchia' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_coimbra2.jpg' alt='Coimbra - Università' title='Coimbra - Università' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_coimbra3.jpg' alt='Coimbra - Igreja de Santa Cruz' title='Coimbra - Igreja de Santa Cruz' /></p>
<h4>5 agosto 2008: Tomar</h4>
<p>Oggi mi trasferisco a Tomar. Da Coimbra devo prendere due treni regionali: il primo fino a Lamarosa (una stazioncina moderna ma nel bel mezzo del nulla, nella quale ho un&#8217;ora di attesa) e il secondo da lì a Tomar, che è al termine di un ramo ferroviario secondario. Anche se si tratta di regionali i treni sono belli e moderni, con le fermate annunciate a voce e tramite display (ah, Trenitalia&#8230;).</p>
<p>Tomar è una cittadina carina, con un&#8217;aria da paese e i bambini che giocano a pallone in piazza. Di per sé non meriterebbe probabilmente una visita, se non fosse che sulla collina boscosa che domina il centro sorge il meraviglioso Convento de Cristo: un castello - monastero che era il quartier generale dei Templari. Il palazzo è molto grande, labirintico, assolutamente da vedere, in particolare il chiostro principale e la bellissima e misteriosa Charola.</p>
<p>Dicevo ieri che in Portogallo ho sempre mangiato bene e speso poco, ma qui a Tomar ho speso davvero pochissimo. A pranzo ho preso un&#8217;enorme insalatona con prosciutto, formaggio e verdure, acqua e caffè spendendo 3,75 euro; a cena in un ristorante molto carino prendo un immenso piatto di carne in umido con contorni (molto buono), acqua e dolce, e il conto è di ben 9,35 euro&#8230; </p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_tomar1.jpg' alt='Tomar - Praça da República' title='Tomar - Praça da República' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_tomar2.jpg' alt='Tomar - Convento de Cristo' title='Tomar - Convento de Cristo' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_tomar3.jpg' alt='Tomar - Convento de Cristo' title='Tomar - Convento de Cristo' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_tomar4.jpg' alt='Tomar - Convento de Cristo' title='Tomar - Convento de Cristo' /></p>
<h4>6 agosto 2008: Lisbona</h4>
<p>Dopo le due tappe brevi a Coimbra e Tomar oggi arrivo a Lisbona, dove mi fermerò per quattro giorni. Temevo di trovare una città più sporca e trasandata di Porto ma fortunatamente mi sbagliavo: Lisbona è invece pulita e curata. Sono stato particolarmente fortunato con la sistemazione: ho infatti prenotato in un minuscolo residence (sei camere) a due passi dal Rossio, appena aperto e quindi nuovissimo, con camere ben curate.</p>
<p>Dopo un pranzo veloce parto alla scoperta della città: dalla bella piazza del Rossio attraverso la Baixa fino alla grande Praça do Comércio, che se non fosse per un cantiere dovrebbe aprirsi direttamente sul Tago. In Rua Augusta, viale pedonal-commerciale che collega le due piazze, a ogni angolo mi si avvicina qualcuno per offrirmi droghe varie (&#8221;hashish? marijuana? cocaina?&#8221;)&#8230; immagino non sia esattamente legale, ma evidentemente è tollerato. Dalla Baixa salgo poi al Chiado e al Bairro Alto. Quest&#8217;ultimo mi lascia un po&#8217; interdetto, perché non solo non c&#8217;è in giro nessuno, ma proprio non c&#8217;è traccia di vita o attività: solo porte chiuse e muri coperti di graffiti, per cui sembra un quartiere abbandonato.</p>
<p>Cena nella Baixa, in una via piena di ristoranti, senza infamia e senza lode. C&#8217;è anche il menù in italiano e il cameriere parla anche italiano&#8230; finora comunque non ho mai avuto problemi di lingua perché, a differenza della Spagna, qui parlano più o meno tutti inglese. Per fortuna, perché mentre in spagnolo qualcosa si riesce a capire (e quindi più o meno si riesce a comunicare), il portoghese è molto più difficile, soprattutto per via della pronuncia (scritto si riesce a capire abbastanza, ma parlato no).</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona1.jpg' alt='Lisbona - Rossio' title='Lisbona - Rossio' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona2.jpg' alt='Lisbona - Praça do Comércio' title='Lisbona - Praça do Comércio' /></p>
<h4>7 agosto 2008: Lisbona</h4>
<p>Oggi seguo l&#8217;itinerario della Lonely Planet, che parte con una corsa sul famoso tram 28 dalla Baixa fin su a Graça. Questi vecchi tram sferraglianti (che non sono poi molto diversi da quelli di Milano, in realtà) sono ormai un&#8217;attrazione turistica, e lo è in particolare il 28, che va su e giù per le colline (Lisbona è costruita su sette colli, a occhio più alti e ripidi di quelli di Roma) tra stradine e curve strette. Sembra di stare sulle montagne russe, è sicuramente da provare. Vicino a Graça ci sono due dei miradouros (belvedere) di Lisbona, da cui si gode di una bellissima vista. Visito poi il Castello, circondato da un parco piacevole e ombroso con un bel panorama sulla città. Poco più giù ci sono Santa Luzia e Portas do Sol, con una chiesetta e una terrazza fiorita affacciata sulla città. Al di sotto si estende l&#8217;Alfama, il vecchio quartiere arabo di Lisbona, con scale e vicoli in cui probabilmente ci si può stringere la mano da una finestra a quella di fronte. È un po&#8217; il corrispettivo della Ribeira di Porto, anche se sembra un po&#8217; meno trasandata. Visito la Cattedrale, che ha sempre quell&#8217;aria un po&#8217; da fortezza (anche se meno di quelle di Porto e Coimbra), e poi sono di nuovo nella Baixa.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona3.jpg' alt='Lisbona - Castelo de São Jorge' title='Lisbona - Castelo de São Jorge' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona4.jpg' alt='Lisbona - Miradouro das Portas do Sol' title='Lisbona - Miradouro das Portas do Sol' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona5.jpg' alt='Lisbona - Cattedrale' title='Lisbona - Cattedrale' /></p>
<p>Nel pomeriggio prendo il tram per Belém, e stavolta è uno di quelli lunghi e moderni. La famosa Torre di Belém è molto scenografica ma non merita di entrarci, mentre è da non perdere il Mosteiro dos Jerónimos: purtroppo è un po&#8217; tardi per cui il chiostro è già chiuso, ma anche la sola chiesa del monastero è straordinaria. Prima di tornare in centro decido di assaggiare i famosi Pastéis de Belém: sicuramente buoni, ma la fila, l&#8217;affollamento, e il contesto da catena di montaggio rovinano un po&#8217; il tutto.</p>
<p>Cena ancora nella Baixa, poi però decido di andare a dare un&#8217;occhiata al Bairro Alto, e lo trovo completamente diverso: è pieno di gente, di locali e di ristoranti che di giorno, da chiusi, non si vedono nemmeno. Anche i negozi, piuttosto particolari, sono aperti fino a tardi. Allora è questo il posto giusto per venire la sera&#8230; buono a sapersi.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona6.jpg' alt='Lisbona - Torre de Belém' title='Lisbona - Torre de Belém' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona7.jpg' alt='Lisbona - Mosteiro dos Jerónimos' title='Lisbona - Mosteiro dos Jerónimos' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona8.jpg' alt='Lisbona - Mosteiro dos Jerónimos' title='Lisbona - Mosteiro dos Jerónimos' /></p>
<h4>8 agosto 2008: Sintra, Cabo da Roca e Cascais</h4>
<p>Oggi ho in programma una gita nei dintorni di Lisbona, e in particolare a Sintra, che dista solo quaranta minuti di treno (con un treno ogni venti minuti). L&#8217;arrivo a Sintra fa un certo effetto perché, dopo aver attraversato periferie e sobborghi, all&#8217;improvviso si sbuca in questo luogo idilliaco tra colline e boschi. Dalla stazione raggiungo il centro e visito il Palácio Nacional de Sintra, palazzo reale ben conservato, interessante anche se nulla di straordinario (la Sala dos Brasões però merita molto) e preso d&#8217;assalto dalle comitive di turisti organizzati. Le altre due attrattive di Sintra, cioè il Castelo dos Mouros e soprattutto lo stravagante Palácio Nacional da Pena, non sono purtroppo raggiungibili a piedi dal centro (Sintra si estende su un&#8217;area piuttosto vasta, &#8220;sparsa&#8221; tra le colline) per cui, considerata anche la frequenza dei pullman, sono obbligato a scegliere tra queste e Cabo da Roca. Dato che un palazzo per oggi l&#8217;ho già visto, opto per la seconda possibilità.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_sintra1.jpg' alt='Sintra - Palácio Nacional de Sintra' title='Sintra - Palácio Nacional de Sintra' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_sintra2.jpg' alt='Sintra - Palácio Nacional de Sintra' title='Sintra - Palácio Nacional de Sintra' /></p>
<p>Cabo da Roca, che si trova a quaranta minuti di pullman da Sintra, è il punto più a ovest dell&#8217;Europa continentale. È un posto isolato, e c&#8217;è un vento pazzesco per cui fa quasi freddo nonostante ci sia il sole. Il panorama non è male, però, a differenza della Pointe du Raz in Bretagna o di Cabo Finisterre in Galizia, qui non c&#8217;è un vero e proprio capo che si stacca con evidenza protendendosi verso l&#8217;Oceano: è più un&#8217;alta scogliera, per cui fa un po&#8217; meno effetto. Nelle vicinanze dovrebbe esserci una spiaggetta tra belle formazioni rocciose, ma visto il vento decido che non è il caso di scendere fino al mare.</p>
<p>La linea dei pullman è Sintra - Cabo da Roca - Cascais, e dato che gli orari sembrano parecchio approssimativi (e il servizio non è frequentissimo) decido di salire sul primo che passa, e mi capita quello per Cascais (mezz&#8217;oretta di viaggio). Cascais mi appare come una stazione balneare piuttosto finta e fighetta; non ci vedo nulla di interessante (e anche la spiaggia non è proprio un granché) per cui non mi fermo molto e prendo il treno per tornare a Lisbona. Cena ottima, stavolta al Bairro Alto.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_cabo_da_roca1.jpg' alt='Cabo da Roca' title='Cabo da Roca' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_cabo_da_roca2.jpg' alt='Cabo da Roca' title='Cabo da Roca' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_cabo_da_roca3.jpg' alt='Cabo da Roca' title='Cabo da Roca' /></p>
<h4>9 agosto 2008: Lisbona</h4>
<p>Ultimo giorno a Lisbona; decido di andare a visitare il Parque das Nações, cioè il quartiere costruito per l&#8217;Expo del 1998, vicino alla stazione Oriente. Ovviamente si tratta di un&#8217;area moderna, comunque piacevole per una passeggiata in riva al Tago. Visito l&#8217;Oceanario, che penso sia l&#8217;acquario più grande d&#8217;Europa, e che in effetti è notevole anche se infestato da piccoli francesi urlanti (durante tutto il viaggio ho incontrato tantissimi francesi, chissà perché). Tornato in centro faccio un altro giro sul tram 28, prima andando verso Estrela per vedere la Basilica e il Parlamento, e poi tornando a Portas do Sol, che nel tardo pomeriggio è veramente un luogo splendido. Lisbona è davvero bellissima, al di là dell&#8217;aspetto monumentale (per quanto le cose da vedere siano molte), per l&#8217;atmosfera che si respira, e che dopo qualche giorno si riesce a cogliere.</p>
<p>Cena ancora nel Bairro Alto, con i ragazzi conosciuti a Porto con cui ci eravamo dati appuntamento per ritrovarci a Lisbona. In Praça do Comércio ci sono i fuochi d&#8217;artificio.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona9.jpg' alt='Lisbona - Parque das Nações' title='Lisbona - Parque das Nações' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lisbona10.jpg' alt='Lisbona - Palácio de São Bento (Parlamento)' title='Lisbona - Palácio de São Bento (Parlamento)' /></p>
<h4>10 agosto 2008: Lagos</h4>
<p>Per l&#8217;ultima parte della vacanza mi trasferisco in Algarve; prima tappa Lagos. Dalla stazione di Lisbona Entrecampos prendo l&#8217;Alfa Pendular fino a Tunes, dove ho la coincidenza per Lagos. L&#8217;Alfa Pendular dovrebbe andare a 220 km/h ma capita solo in un breve tratto, per il resto fa lunghi tratti a velocità molto molto bassa&#8230; talmente bassa che penso ci sia qualche intoppo, ma evidentemente non è così dato che arriva a destinazione in orario. Da Tunes a Lagos il treno è invece un regionale un po&#8217; scassato; evidentemente più a nord li hanno messi a nuovo.</p>
<p>Lagos è una località balneare molto famosa; temevo di trovare palazzoni e colate di cemento o quell&#8217;aria fighetta che c&#8217;era a Cascais, ma fortunatamente non è così. Lagos ha ancora l&#8217;aria di un paese; il centro pedonale è carino, pulito, e per quanto sia un posto turistico non risulta per nulla &#8220;finto&#8221;. Mi avvio a piedi verso Ponta da Piedade, un promontorio subito a sud del paese con scenografiche formazioni rocciose e belle spiagge tra le rocce. Il panorama è davvero bello; dopo essere arrivato alla punta e aver fatto un po&#8217; di fotografie torno indietro e decido di scendere in una delle spiagge. Scelgo Praia do Camilo; dopo un po&#8217; di relax vado a sentire com&#8217;è l&#8217;acqua&#8230; freddina, ma il posto è troppo bello per non fare il bagno.</p>
<p>La sera il centro di Lagos è molto animato, con moltissimi ristoranti e bar con i tavoli all&#8217;aperto, e i negozi aperti fino a tardi. Direi che è un posto per tutti, davvero piacevole.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lagos1.jpg' alt='Lagos - Praia da Dona Ana' title='Lagos - Praia da Dona Ana' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lagos2.jpg' alt='Lagos - Praia do Camilo' title='Lagos - Praia do Camilo' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lagos3.jpg' alt='Lagos - Ponta da Piedade' title='Lagos - Ponta da Piedade' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_lagos4.jpg' alt='Lagos' title='Lagos' /></p>
<h4>11 agosto 2008: Sagres e Cabo de São Vicente</h4>
<p>Oggi escursione a Sagres e Cabo de São Vicente, la punta estrema dell&#8217;Algarve verso l&#8217;Oceano. Il capo dista circa 5 chilometri dal paese di Sagres e i pullman che ci arrivano sono pochissimi; uno parte da Lagos alle 10.30 (il viaggio dura circa un&#8217;ora) e decido di prendere quello. A Lagos c&#8217;era il sole ma lungo la strada il tempo si fa più incerto; a Sagres è coperto, e a Cabo de São Vicente c&#8217;è una gran nebbia e fa pure freddo! Fa molto più effetto di Cabo da Roca, sia per il luogo in sè, che per questa nebbia che si vede arrivare dal mare spinta dal vento, risalire la scogliera e spazzare la superficie del capo. Da questa zona partivano le grandi esplorazioni&#8230; mi immagino che non doveva essere per nulla tranquillizzante partire verso l&#8217;ignoto dell&#8217;Oceano in un contesto del genere.</p>
<p>Vista la zona del capo vero e proprio, mi riavvio a piedi lungo la strada per Sagres, che costeggia la scogliera e offre bei panorami. Probabilmente la cosa migliore sarebbe stata fermarsi a Sagres e noleggiare una bicicletta, anziché venire fino al capo in pullman e dover poi tornare a piedi, ma ormai sono qui. La passeggiata è lunga ma piacevole; la strada non è per niente trafficata e c&#8217;è una larga banchina dove si può camminare in sicurezza. Ogni tanto conviene lasciare un momento la strada e avvicinarsi alla scogliera per ammirare i panorami, che sono molto belli. Fortunatamente il tempo migliora ed esce il sole, ma guardando indietro verso il capo lo vedo ancora avvolto dalla nebbia&#8230; temo che non fosse un caso. Più o meno a metà strada tra Cabo de São Vicente e Sagres, incastonata nella scogliera, c&#8217;è la Praia de Beliche: bellissima, ampia e pochissimo affollata. Vale veramente la pena di fermarsi un po&#8217; e fare il bagno; l&#8217;Oceano è calmo, l&#8217;acqua un po&#8217; fredda ma ci si può stare. Riprendo poi il cammino e passo dalla Praia do Tonel, anch&#8217;essa molto ampia ma direi meno bella (qui ci sono le onde, e infatti ci sono i surfisti), raggiungendo infine Ponta de Sagres. Sulla punta c&#8217;è una fortezza; non ho tempo di entrare (si paga) ma non mi sembra comunque molto interessante. Alle 18.30 riprendo il pullman per Lagos.</p>
<p>Dato che è pieno di turisti (pochi italiani, comunque), e che alle diverse nazionalità corrispondono diversi orari, a Lagos si può cenare sia presto che tardi, e i ristoranti fanno svariati turni. Cena ottima, in un bel locale.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_sagres1.jpg' alt='Cabo de São Vicente' title='Cabo de São Vicente' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_sagres2.jpg' alt='Sagres - Praia de Beliche' title='Sagres - Praia de Beliche' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_sagres3.jpg' alt='Sagres - Praia do Tonel' title='Sagres - Praia do Tonel' /></p>
<h4>12 agosto 2008: Faro</h4>
<p>Oggi ultimo trasferimento: da Lagos a Faro, cioè dalla parte ovest alla parte est dell&#8217;Algarve. Faro è il capoluogo dell&#8217;Algarve, e rispetto a Lagos ha sicuramente un&#8217;aria più da città. Direi piacevole, sicuramente meno turistica di Lagos; probabilmente per molti turisti è solamente il punto di partenza e arrivo per via dell&#8217;aeroporto (che è molto vicino alla città, con gli aerei in atterraggio che passano sopra al centro). Dopo un giro in città, con visita al centro e alla Cattedrale, decido di andare a passare il resto del pomeriggio in spiaggia. Faro si affaccia su una laguna, per cui per trovare una spiaggia bisogna uscire un po&#8217;. Prendo l&#8217;autobus (urbano) per Praia de Faro, che in circa un quarto d&#8217;ora porta alla spiaggia passando per l&#8217;aeroporto. Praia de Faro è un lunghissimo spiaggione oceanico; nella zona dove arriva la strada ci sono bar e negozi e c&#8217;è parecchia gente, ma basta camminare un pochino per trovare tutto lo spazio libero che si vuole. È sicuramente molto meno scenografica delle spiagge tra le scogliere dove sono statonei giorni scorsi (e poi la vicinanza con l&#8217;aeroporto si nota), ma non è male, e faccio il bagno anche qui. La sera, cena non esaltante; la scelta a Lagos era sicuramente maggiore, e si nota subito che Faro è decisamente meno vivace.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_faro1.jpg' alt='Faro - Arco da Vila' title='Faro - Arco da Vila' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_faro2.jpg' alt='Faro - Cidade Velha' title='Faro - Cidade Velha' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_faro3.jpg' alt='Faro - Cattedrale' title='Faro - Cattedrale' /></p>
<h4>13 agosto 2008: Tavira</h4>
<p>Oggi escursione in giornata a Tavira, che è a quaranta minuti di treno da Faro, in direzione est. Breve giro nel centro storico (nulla di che), a pranzo una pizza (che, un po&#8217; a sorpresa, è decisamente buona), e poi prendo la barca per l&#8217;Ilha de Tavira. Tavira si trova infatti su un fiume, a breve distanza dalla costa: la barca percorre il fiume, supera una laguna, e arriva all&#8217;isola, una lunga striscia di sabbia che dà sul mare aperto. Vicino all&#8217;imbarco ci sono un campeggio, negozietti, ristoranti, e parecchia gente, ma la spiaggia è ampia e lunghissima per cui anche qui basta incamminarsi un pochino e l&#8217;affollamento sparisce; in cielo passano piccoli aerei che trascinano enormi striscioni pubblicitari. La spiaggia è bella, piena di conchiglie, con le dune alle spalle che ospitano una riserva naturalistica; l&#8217;acqua invece non è purtroppo un granché ma, essendo l&#8217;ultimo giorno, faccio il bagno ugualmente. Al ritorno c&#8217;è una fila lunghissima per imbarcarsi per Tavira; temo di perdere il treno (tutta la gente che è qui in fila sulla barca non ci sta) ma fortunatamente aggiungono delle corse con altre imbarcazioni, per cui arrivo in tempo e torno a Faro per le 20. A cena, un filetto al porto che è un vero capolavoro in un piccolo ristorante dal personale gentilissimo vicino alla cattedrale..</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_tavira1.jpg' alt='Tavira - Igreja de Santa Maria do Castelo' title='Tavira - Igreja de Santa Maria do Castelo' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_tavira2.jpg' alt='Ilha de Tavira' title='Ilha de Tavira' /></p>
<h4>14 agosto 2008: Faro e ritorno a casa</h4>
<p>Il brutto delle vacanze è che finiscono, e purtroppo oggi è l&#8217;ultimo giorno del mio viaggio in Portogallo. Faccio un altro giro nel centro di Faro, andando a visitare l&#8217;Igreja do Carmo (da vedere), pranzo, e poco dopo le 15 è ora di prendere l&#8217;autobus per l&#8217;aeroporto, dove mi aspetta il volo delle 16.55 per Lisbona. L&#8217;aeroporto di Faro è molto trafficato, e da qui si vede chiaramente che l&#8217;Algarve è una meta molto popolare per i turisti britannici: in tabellone ci sono un paio di voli per Lisbona, qualche volo per qualche altra capitale europea, e poi un numero incredibile di voli per tutte le città della Gran Bretagna (e Irlanda) possibili e immaginabili. Mezz&#8217;oretta di volo e sono a Lisbona; durante l&#8217;attesa per il volo successivo vado a comprare delle bottiglie di porto al duty-free. Sarebbe stato molto meglio comprarle direttamente nelle cantine a Vila Nova de Gaia, ma a parte il fatto che non era il caso di portarsele in giro nello zaino per dieci giorni, c&#8217;è il noioso divieto dei liquidi nel bagaglio a mano (e non mi fiderei a mettere delle bottiglie di vino nel bagaglio da spedire). Ho il volo delle 19.10 per Milano Linate, che parte con un pochino di ritardo ma arriva alle 22.45 in perfetto orario (si perde un&#8217;ora per via del fuso). </p>
<p>Il Portogallo mi è piaciuto davvero molto, e ci sarei rimasto volentieri di più. Non so dove vorrei vivere, ma vorrei che ci fosse il Mare&#8230; chissà che prima o poi ci riesca.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/09/foto_portogallo_faro4.jpg' alt='Faro - Igreja do Carmo' title='Faro - Igreja do Carmo' /></p>
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		<title>Diario di viaggio: Irlanda</title>
		<link>http://blog.davidecerri.org/2008/05/17/diario-di-viaggio-irlanda/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 14:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[26 aprile 2008: arrivo a Galway
Lunedì e martedì della prossima settimana io e Francesco (mio amico e collega) dobbiamo essere a Galway per un incontro di lavoro, così abbiamo deciso di approfittare dell&#8217;occasione (e del successivo ponte del primo maggio) per farci un giro in Irlanda.
Partiamo da Linate con il volo delle 11.25 per Dublino; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>26 aprile 2008: arrivo a Galway</h4>
<p>Lunedì e martedì della prossima settimana io e Francesco (mio amico e collega) dobbiamo essere a Galway per un incontro di lavoro, così abbiamo deciso di approfittare dell&#8217;occasione (e del successivo ponte del primo maggio) per farci un giro in Irlanda.</p>
<p>Partiamo da Linate con il volo delle 11.25 per Dublino; finalmente a Milano c&#8217;è un po&#8217; di sole, e ci domandiamo come sarà in Irlanda (le previsioni non sono un granché, ma non so quanto siano affidabili). Dopo un paio d&#8217;ore di volo tranquillo arriviamo all&#8217;aeroporto di Dublino; non c&#8217;è il finger ma l&#8217;aereo parcheggia a mo&#8217; di autobus vicino al gate, che si raggiunge a piedi. Noto che tutte le indicazioni nell&#8217;aeroporto sono bilingui inglese-irlandese, come in teoria è normale dato che l&#8217;Irlanda è ufficialmente un paese bilingue (anche se in pratica l&#8217;irlandese – o gaelico – a quel che ne so è parlato ben poco). La riconsegna bagagli è rapida, così riusciamo a prendere al volo il pullman per Galway prima del previsto, all&#8217;una e un quarto. Il tempo è coperto. Imboccata la strada, spicca naturalmente subito il fatto che si guida a sinistra; Francesco si domanda come sarà per dopo, con la macchina che abbiamo noleggiato. Il pullman fa una lunga sosta a Dublino, che vista un po&#8217; costeggiando il fiume Liffey non sembra un granché. Finalmente si parte per Galway, imboccando un&#8217;autostrada che però non dura molto; anche tutta la segnaletica stradale è bilingue. Il paesaggio è naturalmente verde, con collinette, mucche, pecore, casette sparse, e muretti di pietra. Monotono e non particolarmente esaltante (sarà anche per via del cielo coperto), e ci domandiamo se l&#8217;Irlanda sia tutta così.</p>
<p>Alle cinque e un quarto finalmente arriviamo a Galway (in gaelico Gaillimh) dove, sorpresa, splende il sole. Passiamo al volo in albergo a lasciare i bagagli e poi usciamo subito, per sfruttare qualche ora di luce prima di cena (il sole qui tramonta anche più tardi) per fare un giro in città. Non c&#8217;è molto da vedere ma, specialmente con il sole, fa una bella impressione: la via principale è pedonale e piena di negozi, pub, e ristoranti, e in giro c&#8217;è parecchia gente (è anche vero che è sabato). In fondo alla via principale, alla foce del fiume, c&#8217;è un prato, con molti ragazzi seduti a chiacchierare e bere, e anche qualcuno che suona i bonghi. C&#8217;è vento e per i nostri canoni fa abbastanza freddo (da maglione di lana e giubbotto ben chiuso fino al collo), ma buona parte della popolazione locale non è dello stesso avviso: ci sono molte ragazze in abitini leggeri, e ragazzi in maglietta (qualcuno addirittura a torso nudo). Sarà anche l&#8217;effetto della birra, ma evidentemente hanno una percezione della temperatura diversa dalla nostra. Risaliamo il fiume Corrib (il fiume più corto d&#8217;Europa secondo la Lonely Planet) lungo una passeggiata pedonale. Mentre siamo fermi a guardarci intorno e fare un paio foto, due ragazzine passano toccandomi il culo (non dalla parte del portafoglio), poi ci chiedono da dove veniamo e insistono per rivederci più tardi in un pub. Sono solo le sette ma devono aver già bevuto parecchio, immagino. Passiamo dalla cattedrale (chiusa, ma probabilmente non c&#8217;è nulla di interessante, è anche circondata da un parcheggio) e terminiamo la passeggiata tornando sulla via principale. Non c&#8217;è molto da vedere a Galway ma, sarà anche il sole, sembra una cittadina piacevole. Andiamo a cena, in un posto con cucina tradizionale, che non apprezziamo molto. È sabato sera, c&#8217;è veramente pieno di gente in giro (tantissimi giovani, sarà anche l&#8217;università), ma noi siamo stanchi e domani mattina ci aspettano le isole Aran, per cui andiamo a letto abbastanza presto. Non è ancora piovuto, sarà un buon segno?</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_galway.jpg' alt='Galway' title ='Galway'/></p>
<h4>27 aprile 2008: Inis Mór</h4>
<p>Stamattina il tempo è abbastanza coperto, e piuttosto fresco. Prendiamo il pullman per Ros an Mhíl (meglio nota con il nome inglese Rossaveal, anche se il nome ufficiale è solo quello irlandese), da cui parte il traghetto per Inis Mór (Inishmore in inglese), la maggiore delle isole Aran. Nei tre quarti d&#8217;ora di pullman subiamo parecchi sballottamenti che mettono alla prova il nostro stomaco (dopo l&#8217;abbondante colazione all&#8217;irlandese), sarà per abituarsi al mal di mare? Sulla barca viene diffuso un annuncio, ma io non capisco una parola di quello che dice e mi domando preoccupato se il mio inglese è messo così male. Dopo qualche secondo di pausa però riattacca con &#8220;Good morning ladies and gentlemen…&#8221;. Ah, OK, il precedente era in gaelico: le Aran sono probabilmente uno dei pochi posti in Irlanda dove il gaelico è la prima lingua, e infatti poi sull&#8217;isola troveremo anche alcuni cartelli e indicazioni scritti solamente in gaelico.</p>
<p>Il mare fortunatamente è calmissimo per cui la traversata è tranquilla, e in tre quarti d&#8217;ora siamo a Cill Rónáin (in inglese Kilronan), il &#8220;capoluogo&#8221; di Inis Mór. Mannaggia, proprio adesso inizia a piovere. Un po&#8217; sconsolati, ci avviamo sul molo e andiamo a noleggiare delle biciclette per girare l&#8217;isola. Dopo una spesa al supermercato ci avviamo ad esplorare Inis Mór; il cielo resta coperto ma per fortuna ha già smesso di piovere. Alla prima discesina rischiamo di cappottarci, perché i freni delle bici sono buoni ma sono messi al contrario: il destro è quello davanti. Francesco, pensando di nuovo alla macchina che abbiamo noleggiato, si domanda se non avranno invertito anche i pedali delle auto. Usciamo da Cill Rónáin andando verso sud, lungo la costa. Abbiamo una cartina molto approssimativa, e non vediamo indicazioni, per cui ci infiliamo in una stradina sulla destra che dovrebbe essere quella giusta. La stradina comincia a salire, poi diventa sterrata e piena di sassi, e la cosa si fa faticosa. Intorno a noi non c&#8217;è assolutamente niente, solo muretti a secco (secondo la Lonely Planet ci sono in totale 1600 km di muretti sulle tre isole, e considerando che Inis Mór, che è di gran lunga la maggiore, è lunga solo 14 km…). Abbiamo il dubbio di aver sbagliato strada, non siamo sicuri della direzione in cui stiamo andando, e orientarsi non è facilissimo. Accendo il ricevitore GPS; sul telefono ho le mappe ma di Inis Mór c&#8217;è solo il profilo, e nessuna strada. Essendo in alto, cerchiamo di orientarci confrontando la forma della costa che vediamo con il profilo della mappa e la posizione del GPS: sembra che la direzione sia buona, per cui proseguiamo. Arrivati in cima si apre davanti a noi la desolata bellezza di Inis Mór: una distesa piatta di nulla in cima a una scogliera a picco sull&#8217;Atlantico. Fuori dal mondo, veramente impressionante. Ritroviamo con piacere una strada asfaltata, e proseguiamo verso Dún Aengus (o Dún Aonghasa), un forte preistorico costruito in cima alla scogliera. Bisogna lasciare le biciclette in un parcheggio ai piedi del sentiero, e salire a piedi. Dún Aengus è una fortificazione semicircolare che sul lato aperto dà direttamente sulla scogliera; non c&#8217;è nessuna protezione, e nemmeno un cartello che avverta del precipizio (saranno anche 100 metri di salto, così a occhio). È un luogo strano, direi evocativo, fa una certa impressione. Scendiamo, e dopo aver mangiato qualcosa ai tavoli da picnic ai piedi della salita riprendiamo le bici e proseguiamo verso il nord dell&#8217;isola, fino alle rovine dette Na Seacht dTeampaill (The Seven Churches). Non sono particolarmente interessanti, in realtà, ma fa un po&#8217; strano il cimitero: lapidi e croci storte e messe un po&#8217; a casaccio intorno alle rovine; si direbbe abbandonato da chissà quanto e invece sembra sia tuttora in uso, dato che ci sono anche tombe recenti. Risaliti in bici torniamo verso Cill Rónáin, attraversando paesaggi lunari e passando vicino a una baia dove staziona una colonia di foche. Alle cinque riprendiamo il traghetto per Ros an Mhíl; il mare è sempre tranquillo, ma all&#8217;arrivo ci becchiamo un bell&#8217;acquazzone in attesa del pullman per Galway. Torniamo un po&#8217; umidi e stanchi, ma penso ne valesse la pena. Doccia calda in albergo, e poi una cena veramente ottima in un piccolo ristorante del centro.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_aran1.jpg' alt='Inis Mór' title='Inis Mór' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_aran2.jpg' alt='Inis Mór - Dún Aengus' title='Inis Mór - Dún Aengus' /></p>
<h4>28-29 aprile 2008: Galway (si lavora)</h4>
<p>In questi due giorni si lavora; sono giornate piuttosto piene e non c&#8217;è praticamente tempo per altro, a parte due buone cene. Il tempo, a parte un paio di brevi e inevitabili acquazzoni, è sostanzialmente sereno, e ci mangiamo le mani pensando alla giornata di cielo coperto alle Aran e domandandoci se reggerà, o se le due uniche giornate di bel tempo saranno quelle in cui ci tocca lavorare.</p>
<h4>30 aprile 2008: Cliffs of Moher e arrivo a Killarney</h4>
<p>Oggi finalmente si parte, e c&#8217;è ancora il sole! Andiamo al minuscolo aeroporto di Galway (alcune stazioni del metrò a Milano sono probabilmente più grandi), dove ci attende la macchina che abbiamo noleggiato per i prossimi quattro giorni. Francesco si siede alla guida, io a fianco munito di cartina, mappa sul telefono e ricevitore GPS, destinazione Cliffs of Moher. La guida a sinistra fa un po&#8217; strano di primo acchito, ma Francesco se la cava molto bene (ah, e i pedali fortunatamente non sono invertiti). Dopo un tratto su strade abbastanza grandi svoltiamo su una strada minore; entrando nel paese di Kinvara (Cinn Mhara) vediamo un bel castello su uno sperone di roccia che dà sulla baia a destra della strada, e ci fermiamo a dare un&#8217;occhiata. È il castello di Dún Guaire, che permette qualche bella foto.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_kinvara.jpg' alt='Kinvara - Dún Guaire' title='Kinvara - Dún Guaire' /></p>
<p>Si prosegue per stradine e villaggi; sarà anche che con il sole è un&#8217;altra cosa, ma il paesaggio ci sembra molto più piacevole rispetto a quello che ci è passato accanto durante il viaggio in pullman da Dublino a Galway. Su queste strade minori non c&#8217;è traffico, ma i limiti di velocità irlandesi sono pazzeschi. A quanto abbiamo capito funzionano così: se è una strada statale (indicata con N) il limite è 100 km/h, se è una strada locale (R) il limite è 80 km/h; che poi la statale sia dritta e larghissima a più corsie, oppure stretta e tortuosa, non fa differenza. E gli irlandesi vanno davvero a cento all&#8217;ora su queste strade.</p>
<p>Passato il villaggio di Ballyvaughan (Baile Uí Bheacháin) la strada fa alcuni tornanti per salire a Corkscrew Hill, da cui si gode di una bella vista sul Burren fino alla costa e alla baia di Galway. Arriviamo alle Cliffs of Moher (in gaelico Aillte an Mhothair) e parcheggiamo; purtroppo inizia a piovigginare, ma basta giusto il tempo di una sosta al bagno al centro visitatori e si sta già rasserenando. Il centro visitatori è molto ben mimetizzato: praticamente non si vede, perché è dentro la montagna, un bel lavoro per non deturpare la zona con delle costruzioni (in Italia che cosa avrebbero fatto?). Ci avviamo sul marciapiede verso le scogliere; qui, al contrario di Dún Aengus, c&#8217;è un muro di protezione, ma impedisce un po&#8217; la vista. Proseguiamo tre minuti verso sud e il muro e il marciapiede finiscono, ma un cartello dietro a un muretto indica di non proseguire oltre. Ma che delusione, delle scogliere si vede solo un breve tratto! Oltre il cartello però il sentiero che prosegue è ben visibile (ed è citato dalla Lonely Planet), e vediamo un gruppetto tornare da lì scavalcando il muretto dove c&#8217;è il cartello. Io e Francesco ci guardiamo un attimo e concludiamo subito che non siamo venuti fin qui per vedere un pezzettino di scogliera da dietro a un muro, per cui chissenefrega, scavalchiamo e proseguiamo. Il sentiero è proprio in riva alla scogliera, stavolta senza alcuna protezione. Se ci fosse vento forte verso il mare direi che sarebbe piuttosto pericoloso, ma fortunatamente il vento non è forte e soprattutto soffia dal mare verso la scogliera. Bisogna comunque stare attenti e non avvicinarsi troppo al bordo, anche perché in alcuni casi sono ciuffi d&#8217;erba senza roccia sotto. Ciuffi d&#8217;erba colpiti da una strana corrente d&#8217;aria che soffia verso l&#8217;alto, con la quale sembrano divertirsi i gabbiani, data probabilmente dal vento che sbatte contro la scogliera e poi risale. Beh, proseguendo il panorama sulle Cliffs of Moher, che sono alte anche più di duecento metri, è davvero splendido. Altre persone ci seguono sul sentiero (e alcuni ci superano, dato che ci fermiamo parecchie volte a fare foto), ma pochi proseguono fino in fondo. Noi invece decidiamo di andare fino a Hag&#8217;s Head, la punta dove si trova una torre che vediamo in lontananza. Fatta senza fretta, è un&#8217;ora e mezza di cammino in riva alla scogliera, e ne vale davvero la pena. Sulla punta c&#8217;è uno spiazzo verde con un vento pazzesco (roba che se apri le braccia ti porta via), la torre diroccata, l&#8217;Oceano, e nient&#8217;altro. È bellissimo.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_moher1.jpg' alt='Cliffs of Moher' title='Cliffs of Moher' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_moher2.jpg' alt='Cliffs of Moher' title='Cliffs of Moher' /></p>
<p>Tornati al centro visitatori (stavolta un po&#8217; più di buon passo) mangiamo qualcosa e poi ripartiamo. Ci piacerebbe fare la strada costiera e prendere poi il traghetto per attraversare lo Shannon, ma sono quasi le quattro e Killarney, nostra meta per stasera, è lontana. Decidiamo quindi di fare la strada all&#8217;interno (che forse è un po&#8217; più lunga, ma dovrebbe essere più veloce) e andare dritti a destinazione. Per strada ci becchiamo un paio di acquazzoni, ma essendo in macchina non ci disturbano particolarmente. Arriviamo a Killarney (in gaelico Cill Áirne) poco prima delle sette; il GPS si dimostra molto utile anche per trovare il bed &#038; breakfast dove abbiamo prenotato (abbiamo preferito prenotare tutto in anticipo, in modo da non dover perdere tempo tutte le sere a cercare una sistemazione). Facciamo due passi per la cittadina (niente di che, ma piacevole) e poi a cena assaggiamo il boxti, una specie di frittata di patate ripiena (abbondantemente) a mo&#8217; di piadina, davvero buono. Seguiamo il consiglio della Lonely Planet anche per un pub per il dopo cena e ci troviamo in uno dove stanno facendo musica irlandese dal vivo. L&#8217;atmosfera è allegra e molto bella; non sembra (e probabilmente non è) uno spettacolo per il pubblico: sembra più che siano persone che si trovano la sera intorno a un tavolo (ovviamente pieno di birre) a suonare e cantare, eventualmente con la partecipazione di chi capita.</p>
<h4>1 maggio 2008: Killarney, Ring of Kerry, e arrivo a Cork</h4>
<p>Anche stamattina il tempo non sembra male, ed è un&#8217;ottima cosa perché abbiamo in programma di percorrere il Ring of Kerry. Prima però andiamo a dare un&#8217;occhiata a Ross Castle, un castello diroccato che si trova appena fuori da Killarney, in riva al lago. Il luogo è molto scenografico e si presta a qualche bella foto.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_killarney.jpg' alt='Killarney - Ross Castle' title='Killarney - Ross Castle' /></p>
<p>Il Ring of Kerry è una strada ad anello che gira intorno alla penisola di Iveragh, molto famosa per i panorami e le bellezze naturali che offre. È una strada da percorrere con un occhio a quel che c&#8217;è intorno, sempre pronti a fermarsi per dare un&#8217;occhiata, godere di una bel panorama, e fare qualche foto. Facciamo tappa a Rossbeigh Strand, una lunghissima lingua di sabbia che si protende nella baia verso nord, verso la penisola di Dingle. Sulla sinistra, verso il mare aperto, c&#8217;è un&#8217;ampia spiaggia piena di conchiglie, con alle spalle delle dune ricoperte di vegetazione. Proseguiamo il viaggio fermandoci poi per pranzo in un pub a Cahirciveen (Cathair Saidhbhín); ora pioviggina leggermente, ma quando usciamo è già tornato il sole. Decidiamo di andare fino in fondo alla penisola, percorrendo anche lo Skellig Ring, una strada più stretta vietata agli autobus. Francesco si diverte a guidare su queste stradine tortuose piene di curve e saliscendi, adeguandosi allo stile di guida locale. Attraversiamo il ponte di Portmagee (An Caladh) e siamo a Valentia Island, la terra abitata più occidentale d&#8217;Europa; il panorama sul lato ovest dell&#8217;isola, con il profilo roccioso di Skellig Michael sullo sfondo, merita veramente. C&#8217;è un sentiero che sale sulla Geokaun Mountain e sulle scogliere di Fogher; ci piacerebbe farlo ma purtroppo non abbiamo tempo. Tornati sul &#8220;mainland&#8221; riprendiamo lo Skellig Ring; le stradine sono strette e con salite anche ripide, in giro c&#8217;è poca gente, il tempo è bellissimo, il senso di pace e libertà anche. Tornati sul Ring of Kerry, e dopo qualche altra sosta fotografica, facciamo una deviazione di qualche chilometro per lo Staigue Fort, una specie di nuraghe largo e basso sulle colline dell&#8217;interno, che non è però un granché (né in sé, né come vista). Terminato il Ring of Kerry ci avviamo verso Cork, nostra meta per stasera, dove arriviamo verso le otto e siamo accolti in maniera gentilissima dai proprietari del B&#038;B in cui abbiamo prenotato. Cena, birra, e poi a letto; la giornata è stata intensa ma molto bella, anche se il Ring of Kerry avrebbe meritato un po&#8217; più di tempo.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_kerry1.jpg' alt='Ring of Kerry - Rossbeigh Strand' title='Ring of Kerry - Rossbeigh Strand' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_kerry2.jpg' alt='Ring of Kerry - Valentia Island' title='Ring of Kerry - Valentia Island' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_kerry3.jpg' alt='Ring of Kerry' title='Ring of Kerry' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_kerry4.jpg' alt='Ring of Kerry' title='Ring of Kerry' /></p>
<h4>2 maggio 2008: Cork, Cahir, Cashel, e arrivo a Kilkenny</h4>
<p>Dopo una colazione irlandese buonissima e immensa, con tanto di scones fatti in casa (il B&#038;B in cui ci troviamo è fantastico, così come i suoi proprietari) decidiamo di dare un&#8217;occhiata a Cork (in gaelico Corcaigh), seconda città dell&#8217;Irlanda. Non ci aspettavamo molto e in effetti da vedere c&#8217;è proprio poco o niente, per cui torniamo alla macchina e riprendiamo il viaggio; oggi lasciamo le coste e pieghiamo verso l&#8217;interno.</p>
<p>Decidiamo come prima di tappa di dare un&#8217;occhiata al Blarney Castle, che si trova proprio vicino a Cork. Arrivati sul posto constatiamo però che dall&#8217;esterno del parco che circonda il castello non si vede nulla (non si riesce nemmeno a scorgere il castello) e per entrare bisogna pagare ben dieci euro. Preferiamo risparmiare tempo e denaro per le altre tappe della giornata, per cui lasciamo perdere e proseguiamo. Meta successiva è Cahir (Cathair Dún Iascaigh), con un bel castello pressoché integro (e forse non ce ne sono poi molti, in Irlanda) in cui invece entriamo e che merita la visita. Proseguiamo poi per una quindicina di chilometri e raggiungiamo Cashel (Caiseal), dove si trova la famosa Rock of Cashel, una specie di cattedrale-fortezza in rovina (il tetto e ampie parti sono crollati da secoli) che domina il paese dalla cima di una piccola altura. Seguiamo l&#8217;interessante visita guidata (compresa nel biglietto d&#8217;ingresso); il luogo è notevole e un po&#8217; sinistro, anche per via del cimitero intorno e del tempo cupo. Più sinistre ancora, forse perché non c&#8217;è nessuno a parte noi, ci sembrano le rovine della Hore Abbey, che si trovano ai piedi della collina su cui sorge la rocca. A sera arriviamo a Kilkenny, dove pernottiamo.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_cahir.jpg' alt='Cahir Castle' title='Cahir Castle' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_cashel.jpg' alt='Rock of Cashel' title='Rock of Cashel' /></p>
<h4>3 maggio 2008: Kilkenny, Glendalough, e arrivo a Dublino</h4>
<p>Stamattina visitiamo Kilkenny (Cill Chainnigh), che è una cittadina medievale. Carina, ma nulla di che: i due monumenti significativi sono il castello e la cattedrale, che si trovano alle estremità opposte del centro. La cattedrale è molto bella, con uno spettacolare tetto in legno, e merita senz&#8217;altro una visita. All&#8217;interno c&#8217;è una luce strana, e se non fosse per l&#8217;altare sembrerebbe di stare in un salone uscito dal Signore degli Anelli.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_kilkenny.jpg' alt='Kilkenny - St Canice’s Cathedral' title='Kilkenny - St Canice’s Cathedral' /></p>
<p>Verso mezzogiorno ripartiamo per l&#8217;ultima tappa del nostro viaggio prima di arrivare a Dublino: si tratta di Glendalough (Gleann Dá Loch), una piccola valle con le rovine di un antico insediamento monastico, due laghi e un paesaggio quasi alpino. La strada arriva solo all&#8217;imboccatura della valle, e pur essendoci un parcheggio piuttosto grande facciamo una gran fatica a trovare posto, lasciando la macchina a lato di un vialetto nell&#8217;unico buco che individuiamo dopo parecchio girare a vuoto. È sabato, e vista anche la splendida giornata forse parecchia gente dei dintorni è venuta qui in gita. Intorno al centro visitatori ci sono un prato, un ruscello, e tavoli da picnic; da qui partono inoltre un po&#8217; di sentieri escursionistici. Ci avviamo costeggiando il Lower Lake (quello più piccolo) e raggiungiamo poi l&#8217;Upper Lake, da cui decidiamo di salire sulla Spink (la cresta sul lato meridionale della valle). Il tratto in salita è in buona parte in un bosco fitto e buio, e il sentiero è stato attrezzato con dei &#8220;gradoni&#8221; di legno; Francesco, uomo di montagna, sale molto più speditamente di me. Arrivati in cima la vista è molto bella, soprattutto seguendo la cresta e costeggiando la valle e il lago dall&#8217;alto. È possibile seguire il sentiero fino in fondo alla valle, attraversare il torrente e poi tornare indietro sull&#8217;altra sponda del lago; ci piacerebbe farlo ma sarebbero ancora almeno due ore di cammino e purtroppo è tardi, per cui ripieghiamo sul ritorno dallo stesso lato (un&#8217;oretta). Tornati al parcheggio notiamo con piacere che non ci hanno rimosso la macchina, e ripartiamo per Dublino.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_glendalough.jpg' alt='Glendalough' title='Glendalough' /></p>
<p>Lasciata la macchina depositiamo i bagagli in albergo e cerchiamo un posto dove mangiare; per fortuna è sabato ed è Dublino, perché sono quasi le dieci di sera e altrove avremmo trovato ormai la cucina chiusa dappertutto. Dopo cena facciamo due passi arrivando a Temple Bar, la via dei pub. Magari nei giorni infrasettimanali c&#8217;è un po&#8217; meno confusione ed è meglio, ma il sabato sera è una baraonda un po&#8217; eccessiva per i nostri gusti, per cui scegliamo un pub un po&#8217; più decentrato e tranquillo.</p>
<h4>4 maggio 2008: Dublino</h4>
<p>Oggi visitiamo Dublino (in gaelico Baile Átha Cliath). Al mattino il tempo non è un granché (coperto e a tratti pioviggina). Visitiamo il Trinity College e poi facciamo un giro per le zone di Merrion Square, St. Sthepen&#8217;s Green, Grafton Street. Certe strade mi ricordano Boston (grattacieli a parte, dato che qui le costruzioni sono tutte basse); probabilmente c&#8217;è molta Irlanda in America. Il tempo migliora, esce il sole e fa abbastanza caldo, da stare in maglietta. Dopo pranzo passiamo alla zona delle due cattedrali, visitando all&#8217;interno quella di St. Patrick (bella, ma mi è piaciuta di più quella di Kilkenny). La Christ Church Cathedral ha invece una struttura stranissima, con un grosso ponte sul davanti (aggiunto credo nell&#8217;800) che scavalca la strada e la congiunge con l&#8217;edificio di fronte. È curioso come nella capitale della cattolica Irlanda ci siano due storiche cattedrali protestanti, mentre quella cattolica, abbastanza piccola e poco interessante, è nascosta in una vietta dall&#8217;altra parte del fiume. Tra l&#8217;altro St. Mary&#8217;s (la cattedrale cattolica) è chiamata &#8220;pro-cattedrale&#8221;, perché l&#8217;idea era che fosse una cattedrale provvisoria… ma è rimasta quella. Anche questo è un segno della storia di questo paese. Ceniamo (abbastanza bene) in un pub; poi andiamo al famoso O&#8217;Donoghue&#8217;s Bar, dove fanno musica tradizionale dal vivo. Bello, ma è piccolissimo e praticamente non si riesce a entrare. Dublino nel complesso è una città piacevole, vivace, ma da vedere c&#8217;è poco. È sicuramente da inserire all&#8217;interno di un viaggio in Irlanda, ma al contrario di molte altre capitali europee forse da sola non vale una visita.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_dublino1.jpg' alt='Dublino - Trinity College' title='Dublino - Trinity College' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_dublino2.jpg' alt='Dublino' title='Dublino' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_dublino3.jpg' alt='Dublino - Christ Church Cathedral' title='Dublino - Christ Church Cathedral' /></p>
<h4>5 maggio 2008: Dublino e ritorno a casa</h4>
<p>Ultimo giorno in Irlanda, il tempo è davvero volato. Il cielo è sereno, la temperatura molto gradevole, la giornata insomma è splendida. Facciamo un giro nella parte a nord del fiume Liffey e poi andiamo a visitare la Guinness Storehouse, una delle maggiori attrazioni di Dublino. Quello che si visita è un edificio storico della fabbrica Guinness ora adibito a museo, ma l&#8217;area occupata dalla fabbrica è enorme, e fa abbastanza strano così vicino al centro cittadino. Ma è una fabbrica storica, e a suo modo è un monumento. La visita è piacevole, e si conclude bene con una pinta di Guinness al bar all&#8217;ultimo piano, da cui si gode di una vista a 360 gradi sulla città.</p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_dublino4.jpg' alt='Dublino - Custom House' title='Dublino - Custom House' /></p>
<p><img src='http://blog.davidecerri.org/wp-content/uploads/2008/05/foto_irlanda_dublino5.jpg' alt='Dublino - vista dalla Guinness Storehouse' title='Dublino - vista dalla Guinness Storehouse' /></p>
<p>Purtroppo è ora di tornare; il nostro volo parte alle 17.15 così ci dirigiamo verso l&#8217;aeroporto. Alle 20.40 (si perde un&#8217;ora per il fuso orario) siamo a Milano Malpensa; curiosamente il tempo era migliore a Dublino.</p>
<p>L&#8217;Irlanda ti prende, e ti resta dentro. Ho già voglia di tornarci.</p>
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		<title>La terza onda</title>
		<link>http://blog.davidecerri.org/2008/02/17/la-terza-onda/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2008 14:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Citazioni]]></category>

		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[
E sun che a specià la terza unda,
e sun che per vedè cume la sarà.
E sun pruunt a basà la terza unda,
e sun pruunt a ciapà tücc i so s&#8217;ciaff.

&#8211; Davide Van De Sfroos, La Terza Onda
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
E sun che a specià la terza unda,<br />
e sun che per vedè cume la sarà.<br />
E sun pruunt a basà la terza unda,<br />
e sun pruunt a ciapà tücc i so s&#8217;ciaff.
</p></blockquote>
<p>&#8211; Davide Van De Sfroos, <i>La Terza Onda</i></p>
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